Rodolfo Di Giammarco

La Repubblica

Addio a Franco Quadri una vita per il teatro / Rodolfo Di Giammarco

Addio a Franco Quadri una vita per il teatro

Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica, 27 marzo 2011

 

Con la morte di Franco Quadri, avvenuta ieri all’Ospedale Monzino di Milano dopo due mesi e mezzo di degenza, è scomparso un testimone rigorosissimo della cultura teatrale italiana e internazionale, è venuto meno un riferimento-guida instancabile per tutti i nuovi orizzonti della scena, è uscito dal sistema corrente di memorizzazione del teatro un autore prezioso di annali e di riconoscimenti, e oltre a registrarsi la perdita di uno scrittore-saggista-giornalista-traduttore-editore e direttore artistico, noi di Repubblica accusiamo il vuoto lasciato da un collega critico che dal 1987 ha segnato sulle nostre pagine una vera e propria epoca, una scuola di pensiero in materia di interventi e giudizi sul mondo degli spettacoli, delle regie, delle drammaturgie, dei linguaggi attoriali, delle strutture e delle politiche del farsi del teatro.

Milanese, Franco Quadri avrebbe compiuto 75 anni a maggio, ed è stato certamente l’unica figura europea di esperto del teatro che fin da giovane ha scelto di viaggiare ovunque per rendersi conto delle espressioni e delle pratiche sceniche di più Paesi, è stato tra i pochi che non si sono limitati a registrare le realtà in essere preferendo incidere sui tessuti teatrali costituiti e su quelli emergenti attraverso progetti, convegni, festival e apporti di consulenze, ed è anche efficacemente stato un campionatore e sistematizzatore dei panorami spesso effimeri del teatro brevettando formule di grande impatto su pubblicazioni specializzate (all’inizio, nei panni di caporedattore del mensile Sipario negli anni ’60), plasmando attività editoriali di forte visibilità e diffusione (quando creò nel 1977 la Ubulibri, il cui catalogo è fino ad oggi un necessario portfolio delle scritture contemporanee del teatro), incidendo con strumenti annuali che restano l’unico archivio oggettivo e soggettivo degli ultimi trent’anni della scena italiana (il prestigioso Patalogo cominciò a uscire nel febbraio del 1979, e l’ultimo numero del febbraio 2010 è stato il trentaduesimo), e affermando un rituale di premi e riconoscimenti (i Premi Ubu).

Ma si farebbe un torto a Franco Quadri, apprezzandone una sola identificazione nel processo dei fatti e del sapere teatrale: la sua è stata una vocazione totale, ai limiti d’una responsabilità autorevole, di una fermezza di intenti che (malgrado un carattere privato anche socievole e giocoso) sfiorava l’intransigenza.

La sua scrittura corrente di critico e di ritrattista di tendenze ebbe modo, dopo Sipario, di condensarsi in una rubrica durata vent’anni, dal 1967 al 1987, su Panorama, per poi tradursi in un permanente monitoraggio su Repubblica dall’ottobre del 1987. Ma ha visto molti suoi articoli pubblicati anche dalle principali testate europee. Quanto a capacità di incidere sulle condizioni del teatro, e organizzarne alcuni corsi, fu promotore-firmatario del “Manifesto per un Nuovo Teatro” per il convegno a Ivrea del 1967, ha diretto varie rassegne, è stato significativamente direttore della Biennale di Venezia – Settore Teatro dal 1983 al 1986 (ospitando, lì, un’antologica di Pina Bausch), ha diretto le Orestiadi di Gibellina, e ha esercitato un ruolo decisivo al Premio Riccione per il Teatro d’Autore come direttore artistico dall’83 al ’91 e come presidente di giuria dal ’93 al 2007. Ma forse la creatura cui era (giustamente) più affezionato era l’École des Maîtres, scuola itinerante per il perfezionamento di attori Under 30 di varie nazionalità a contatto con maestri e registi di culto, idea-guida che lo ha occupato fin dal 1990.

Poi sarebbero da menzionare i libri da lui scritti sull’avanguardia teatrale, sul teatro degli anni Settanta, sulla politica del regista, sul Laboratorio di Prato, su Robert Wilson. L’infinità dei volumi da lui curati. Le sue traduzioni di testi di Beckett, di Copi, di Genet, di Lepage, di Lagarce e in ultimo di Bond il cui La compagnia degli uomini diretto da Ronconi al Piccolo Teatro di Milano è venuto alla luce in febbraio, il giorno dopo il suo primo malore. Ora, un catalogo di tutto ciò che Quadri ha messo a segno, e su carta, imporrebbe un utilissimo ripensamento, uno sguardo profondo e complesso, su anni e anni in cui il teatro ha sempre contato molto, nella nostra società, nella nostra educazione, nella nostra coscienza. A differenza dei nostri giorni.

Il Piccolo Teatro di Milano ha indetto un saluto di artisti e amici che avrà luogo martedì dalle ore 11 alle 13,30 al teatro Strehler in largo Greppi.