Lisa Ferlazzo Natoli per Pan Ubu


AVENIR MEDIUM

Avenir medium. Noto d’improvviso d’aver sempre scritto i progetti di lacasadargilla con questo carattere; un gesto che credevo propiziatorio, per allungare timidamente un dito nel futuro e che, in questa quarantena di avvenire incerto, dice molto più di quello che mi piacerebbe della nostra psiche e del posto – medio – che ci sentiamo in diritto d’occupare nel mondo.

Farò delle considerazioni di mero buon senso, perché non credo si possa, né si debba andare oltre. E per ‘oltre’ intendo avere la tentazione di compensare un buco che si è oggettivamente mostrato, non prodotto. Prima di tutto nell’intero welfare e per ogni cittadino, oltre che per le singole categorie cui apparteniamo. E nelle Istituzioni che non hanno saputo ragionare a fondo su cause, natura e bisogni prima di questo Intervallo - per dirlo alla Ballard.


Riguardo poi noi tutti lavoratori dello spettacolo, in questo nostro avvenire che era già –  a dir tanto – medio, nell’orizzonte psichico creativo e politico della vita concreta, il COVID19 ha innescato una conseguenza limpida e immediata: togliere ogni velo d’ambiguità su tutto il mondo della cultura, mostrando ancora una volta che il paese Italia non lo riconosce giuridicamente e sottolineo giuridicamente, a monte, come un lavoro, essenziale e quindi inevitabilmente regolato e protetto.

Quindi.

Concretamente.

Ci sono due livelli, che dovrebbero essere tra loro indipendenti e pure reciprocamente ‘consapevoli’ nell’azione di governo: un piano speciale d’investimento immediato e svincolato da parametri numerici, proprio in virtù dello stato d’emergenza – da erogare a tutti i Teatri Nazionali, Stabili e Tric e a tutte le realtà non finanziate, indipendenti e virtuose, ai Festival e alle Compagnie. E accanto, e ripeto accanto, - altrimenti parliamo di una sola coperta sdrucita – quella revisione radicale e non occasionale dei paramenti e dei diritti dell’intero mondo dei lavoratori della cultura che a oggi è ancora non ‘misurato’ in quanto tale, quindi potenzialmente non retribuibile se non per gentile concessione di qualcuno.

Idealmente.

Mi piacerebbe veder ‘consegnato’ quest’anno d’Intervallo al proprio legittimo tempo, nell’alveo di un finanziamento speciale: per i Teatri, i Festival, le compagnie e gli artisti dando loro il diritto e il dovere di sperimentare, di riprendere il passo. il senso e una cura delle proprie pratiche, ragionando su quello che è davvero ‘mutato’, dentro e intorno. E non dovere, disperatamente, usurando vocazioni e talenti, ricorrere al piano A, B, C, D, come scriveva Milo Rau – per restare aperti, per avere i fondi promessi, per realizzare i propri progetti, per limitarsi insomma a esistere –, coprendo di fatto un vuoto programmatico e facendolo in una solitudine istituzionale assoluta. Non costretti a produrre consumando energia creativa in cosucce temporanee, in meno tempo e con mezzi ancora più esigui. Solo così quest’Intervallo potrebbe essere un vero tempo di semina che riveda alla radice il modo di fare spettacolo e che riesca a immaginare concretamente altri dispositivi ‘al presente’ per poi, se avranno trovato una propria ragion d’essere, darli in lascito alle tante pratiche future.

Di nuovo. Concretamente. Ma in forma di domanda.

Si dice che la data annunciata per la ‘riapertura dei teatri’ sia il 1° gennaio 2021. Bene. L’annuncio ancora lascia fuori il come. Come se il teatro si producesse d’improvviso nelle case di ognuno, limitandosi a essere un oggetto pronto all’uso e non invece ciò che è: pratica condivisa di corpi, immaginazioni e maestranze, un processo di ricerca che ha bisogno di tempo, spazi, e condizioni precise.

Cosa andrà in scena dunque il 1° gennaio se non si lavora concretamente al prima?

Cosa significa arrivare pronti - e cosa implica - alla riapertura dei teatri? Per andare dove?

Dovrebbe significare arrivare con qualcosa da offrire e da offrirsi, perché la presenza quella cosa unica, irripetibile e condivisa del teatro – possa ancora accadere.

Voglio ringraziare tutte le persone con cui ho avuto modo di parlare in questo ‘Intervallo’, gli articoli, le lettere programmatiche e le riflessioni che ho avuto modo di leggere. Il mio intervento è il frutto di questa riflessione condivisa e preziosa.

Lisa Ferlazzo Natoli

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