Francesca Morello per Pan Ubu

Salve a tutti.

Mi chiamo Francesca Morello, sono un'artista, mi occupo prevalentemente di musica con lo pseudonimo di R.Y.F. (Restless Yellow Flowers), ma non solo.

Disegno anche su carta, in digitale e su pelle umana, e la mia manualità mi permette di dedicarmi ad un sacco di attività, artistiche o meno, che si possono inserire nell'infinito universo del D.I.Y. (do it yourself) e che penso sia la base della musica indipendente italiana.

Questo significa, come per tanti musicisti, fare tutto da soli, lavorando con etichette indipendenti che fanno tutto da sole e con uffici stampa - dato che non si può fare più senza - che a loro volta fanno tutto da soli.

Ma, vi chiederete, perché tutto da soli?

Perché in generale la musica indipendente non viene considerata.

E vi dico di più, è vista come un hobby. Nei giorni scorsi, ad esempio, un musicista è stato multato perché andava a recuperare degli strumenti che gli servivano per lavorare e si è sentito dire che fare il musicista non è un vero lavoro.

Questo “hobby”, che ha nel frattempo assunto tutte le dinamiche economiche e di produzione della musica mainstream, diversamente da altri campi artistici che sono comunque bistrattati nel nostro Paese, non ha  alcun tipo di aiuto economico o fondo derivante da enti statali, regionali o locali che siano. Non fa parte di ciò che viene considerata Cultura.

Allora, io che amo fare quello che dovrebbe essere il mio lavoro principale, ovvero la cantante e la musicista, me ne frego (come fanno tutte le musiciste e i musicisti) e mi sbatto di brutto per trovare concerti, collaboro con la mia etichetta che è come una famiglia e lavoro con un ufficio stampa fichissimo perché fatto da persone che credono veramente nella musica e in quello che fanno e … funziona. Sì! Finalmente funziona, e sono super felice perché ho fatto un bellissimo disco che mi piace tanto e c'è tutta me stessa lì dentro; e riesco a fare tanti concerti e riesco a vivere facendo quello che amo e... arriva il corona virus.

Game over.

Ora sono a casa con la mia compagna, che è molto più brava di me e fa questo lavoro da 20 anni, ma è esattamente nella mia stessa situazione. Anzi, peggio, perché almeno io un bel po' di concerti per promuovere il mio nuovo disco li ho fatti, lei ha lavorato un anno intero per il suo disco, ha fatto solo una manciata di date e poi si è dovuta fermare.

Mi mancano tantissimo i concerti, fatti e visti. Mi mancano tanto le persone. So di essere fortunata perché non sono a casa da sola.

Non so cosa farò nel futuro, perché nessuno ai piani alti ha ancora determinato quale sarà il futuro del mondo dello spettacolo in Italia.

Sarebbe molto bello che, visto che si deve ripartire, lo facessimo tutti insieme, coesi e collaborativi uniti dall'amore per quello che facciamo.

Sarebbe bello che Arte e Cultura fossero sostantivi inclusivi non esclusivi.

Questo è quello che vorrei.

Francesca Morello

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