Chiara Bersani per Pan Ubu

Ci è stato chiesto di non agire.

Trasformare il movimento in immobilità.

Rinunciare al nomadismo della nostra specie accogliendo l’attesa.

La poesia non ha spazio in questo tempo, il nostro stare non è romantico, il presente è spietato.

C’è mai stato un momento come questo in cui sembra non esistere modo per esser dissidenti?

Grazie alla finestra ci ricordiamo del mondo mentre, con i gomiti posati al davanzale, continuiamo a fluttuare in un insostenibile nulla.

Se spariscono i corpi, sparisce tutto

“È stato così difficile arrivare fin qui, ed ora posso essere solo spettatrice del crollo.  Non avrò mai più 35 anni”

Per ogni tempo esistono pensieri fertili e pensieri sterili. Questo virgolettato, che ha tutta l’aria di essere sterile come il deserto, è stato un mantra per giorni e nella ripetizione ha generato un brivido di eccitazione e terrore quando si è trasformato in: “Non ho mai vissuto un presente tanto ingombrante”

Fabio, dal divano, dice “Gramsci la rivoluzione l’ha fatta dalla prigione”.

Io esco sul balcone, non canto, urlo:

Non salviamo niente! Lasciamo che tutto si distrugga!

Per anni ci siamo chiest_ come lottare per inserirci in un sistema impenetrabile, in un’irrazionale gerarchia a cui non si poteva accedere senza chiedere permesso, senza appellarsi a crepe o spiragli.

Poi, un giorno, il mondo si è fermato. I corpi, tutti, sono stati silenziati e in questo silenzio il sistema è collassato.

Da quel giorno siamo tutt_ esclus_ dal mondo e in questa emarginazione crudele, improvvisamente, i divergenti brillano. Non parlo di democrazia del Virus ma di una penombra in cui, per chi è nat_ e cresciut_ oltre i confini è più facile orientarsi rispetto a chi ha sempre abitato la luce.

Per la prima volta guadagniamo tempo e terreno, veniamo interpellat_ senza dover urlare.

Ci sarà un tempo in cui tutto verrà rinegoziato ed è nostro dovere arrivarci con occhi, schiene, mani allenate, pensieri veloci, proposte luminose. Dobbiamo essere noi le scintille da cui ripartire.

Mentre cerchiamo una strategia per riaprire i teatri ricordiamoci che dal modo in cui rimetteremo piede nei nostri spazi dipenderà tutto. È questo il tempo in cui possiamo creare l’alternativa che abbiamo sempre preteso. E perché le sue basi siano solide bisogna prima raccogliersi e immaginarla.

Noi, che non soffriamo di nostalgia per il tempo andato, possiamo indirizzare le energie dal restauro di vecchie cattedrali alla creazione di nuove architetture.

Non prendete questo mio testo come una catena di intime utopie, di pensieri confortanti.

La parola poetica è parola politica, crederla astratta di questi tempi sarebbe sciocco.

Esistono già silenziosi gruppi carbonari in cui noi, corpi divergenti, dissidenti, marginalizzati, ci stiamo allenando.

“Se spariscono i corpi, sparisce tutto” dicevamo.

Ma noi siamo pront_ Non siamo sparit_. Non siamo isolat_.

Anche quando non vist_ siamo sempre stat_ qui.

Chiara Bersani

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